I wish you were my enemy

Adulterata
febbraio 20, 2012Non mi rifugio più nel cibo.
Non fuggo più nei sogni.
Non sfuggo più col sesso (o almeno ci provo).
Sto crescendo.
Da adultolescente, però, mi divertivo decisamente di più.

Cattivi pensieri
febbraio 20, 2012A volte sembrano assalirti come esercito schierato in battaglia, spronati dai messaggi che percepisci dall’esterno (“non servi a niente“, “mi sei di peso“, “non m’importa niente di te“…).
E’ difficile rimanere contenta di me stessa, quando sembra che nessun altro lo sia.
Sarebbe più semplice partire alla carica, all’inseguimento dell’attenzione, dell’affetto, dell’approvazione altrui. Ma è un traguardo che il prossimo continua a spostare in avanti.
Invece me ne sto qui, immobile, a contemplare i miei progressi. Per nulla visibili all’occhio altrui. Eppure, radicati. Mi ci aggrappo ed immagino che la furia degli elementi non riesca a scuotermi.
Sia quel che sia. E così sia.

Le mie poche regole ordinate (cit.)
febbraio 17, 2012Il matrimonio è un contratto che regolamenta una società di mutuo soccorso.
Non esistono storie d’amore infelici.
Credo negli obiettivi tesi ma raggiungibili.

I buchi neri
febbraio 13, 2012Ci sono tante cose in questo titolo, lo ammetto. Non ultimo, l’omonimo film di Pappi Corsicato di cui una scena continua ad ossessionarmi, ultimamente.
E poi c’è Freccia ed i suoi Credo (ovviamente, Bonimba escluso).
Ed infine i rumoridifondo, interiori ed esterni: quelle voci, gli accadimenti, i giudizi che possono cambiare il verso di una giornata.
Quello che non muta ed il senso (o meglio, il non-sense) di questa vita.
La lotta quotidiana, il lavoro, il mutuo, le chiacchiere, le sorprese, le coccole, le abitudini…
Perché per essere felici non serve un motivo. E non ne serve uno nemmeno per essere (o sentirsi) infelici.
Rallento, quasi fino a fermarmi, di recente. Mi impongo un autocontrollo che mi impegna costantemente per tirare fuori il meglio di me: chi voglio essere, oggi, a trentasei anni. Non chi diventerò domani, non chi pensavo di essere ieri, non chi avrei voluto essere e non sono mai stata né mai sarò.
Quando quest’angoscia da insonnia mi assale, come sabato notte, mi ripeto un mantra:
ho un tetto;
ho un lavoro;
ho un affetto;
ho una famiglia;
ho un gatto.
Li ho oggi, “del doman non v’è certezza“. Tutto è precario e nessuno meglio di me sa vivere nel tempo determinato.
Perciò posso solo prepararmi una tisana liquirizia-melissa-finocchio ed inseguire pensieri rilassanti, ignorando quella sensazione che mi divora dall’interno.
Il buco nero. Quello che ti fa prendere un miorilassante con vodka, ad esempio. E poi sprofondare nell’acqua della vasca e scivolare nel nulla.
Chissà se è davvero una soluzione? Di certo, sa di definitivo.
Io resisto, intanto. Mi alleno a svilluppare Il più grande amore di tutti: quello verso sé stessi.

Carica … a pallettoni
febbraio 10, 2012Il posto in cui lavoro dev’essere un inferno. Nell’arco di 8 mesi sono scappati in 4, a cui vanno aggiunti i 2 che hanno rinunciato addirittura prima di iniziare. In questi 8 mesi abbiamo registrato:
una gravidanza a rischio parto anticipato (poi ha partorito di 9 mesi e mezzo);
un aborto più una gravidanza a rischio a partire dalla sesta settimana;
un altro aborto;
e, per concludere fuori tema, una incidentata a piedi.
In attesa della gratifica Survivor, oggi, alla fine delle 8 ore lavorative, avevo in mente una sola immagine.
Questa:
Sopravvissuta al mio giorno di ordinaria follia, ero tesa come una corda di violino, pronta a scattare per un nonnulla.
Se mi fossi conosciuta oggi, avrei pensato di me “Quella deve scopare di più!”.
Eggià… perfino il mio felino sterilizzato ha gli ormoni in subbuglio.
E dire che una settimana fa rinunciavo ad una scopata-tout-court perché non me la sentivo.
Una parte di me, in effetti, sembra aver acquisito il concetto del non-buttarsi-via, del volere-di-più, insomma quelle menate che le galline vecchie in pre-menopausa come la sottoscritta non possono permettersi.
E che diamine: spariamo sti ultimi colpi. Quantomeno, facciamocene dare ancora qualcuno prima di appendere la vagina al chiodo.
La tentazione di recuperare qualche contatto valido per affrontare questo duro inverno è stata fortissima.
Poi è intervenuto lui, l’Ispanico e mi son ricordata perché rimando certi incontri ravvicinati.
Non mi diverte più assecondare le banali fantasie dell’uomo-coniugato-medio: “ti censored la censored“, “censored in censored“, “ti censored il censored“… e così via. Un ritornello di frasi trite e ritrite a cui rispondo in maniera irridente, per quanto le trovi, ormai, grottesche.
Nessuno che mi prenda la testa così tanto da farmi perdere il controllo. Nessuno che mi faccia fondere il nucleo. Nessuno che punti al mio organo sessuale principale: il cervello rettiliano.
Il corpo reagisce a stimoli molto più basici: il massaggio del tecnico informatico, ad esempio. Quasi che la tenerezza-questa-sconosciuta inizi a far presa sulle pareti lisce delle mie mucose e della mia anima, lisa come il battistrada di una ruota anteriore.
Così, in mancanza d’altro, come sempre, autarchica, provvedo da me e mi accontento del mio amore di plastica.

La principessa sul pisello
febbraio 6, 2012Esiste questa favola che parla di una sventurata che, in una notte di tempesta, bussa ad un castello.
E fin qui, praticamente, mi sembra Frankenstein Jr.
Ditemi dove si trova una principessa, a piedi, senza ombrello, fuori da un castello che non sia il suo?
Casualmente il Principe del Castello è nell’età di prender moglie e, povero sventurato di un bamboccione, girando per tutti i castelli ed i principati del mondo, una che proprio gli vada a pennello non l’ha ancora trovata.
Ebbene, come direbbero certi tifosi moderni, per fortuna che mammà c’è.
La vecchiarda, infatti, pensando che questa stracciona di una vagabonda voglia infinocchiarla, la mette a dormire sopra venti materassi, venti guanciali e venti cuscini, praticamente un “letto-a-castello” (letteralmente).
E poiché, di solito, il trucco c’è ma non si vede, sotto a tutto questo popò di mercanzia, ci piazza un pisello (non fraintendete, monellacce: non si parla mica del regale augello!).
Si dà il caso che al mattino la soave fanciulla, per tutta gratitudine, ammetta di non aver dormito bene, a causa di “qualcosa di duro” (sic), conquistandosi così l’appoggio della suoceranza alla causa Sposerò il PrincipeAzzurro.
Ora, ditemi voi, che razza di moglie s’è trovato questo? Una che spacca i maroni per un pisellino verde Findus in fondo al grattacielo di venti piani di morbidezza!
Scoccia ammetterlo, ma, ancora oggi, ci sono uomini che scelgono queste donzelle indifese e bisognose d’aiuto.
l’auto.
Dico così per dire, eh. Per sentito dire…
…adesso so, perché son rimasta senza PrincipeAzzurro.
…e anche senza Pisello (coniugale).

Mission is possible
febbraio 5, 2012Inseguo il futuro, trascorrendo una domenica pomeriggio con lo spazzolino in mano, a pulire le fughe tra le piastrelle sotto la lavatrice.
Mi son messa in testa di rifare il bagno. E, poi, di prendere una cucina nuova.
E’ come se volessi lasciare al coinquilino coniugale una casa il più vicino possibile a quella che desidera e che, per anni, la mia indolenza, la mia mancanza di intraprendenza e la poca esperienza di femminilità, gli hanno impedito di realizzare.
Poi, potrò andare. Dove? Non so. Forse non importa nemmeno.

Sotto la doccia
febbraio 5, 2012In piena sindrome premestruale, coi seni turgidi e pesanti ed il ventre gonfio, appoggio le dita in una posa morbida, mimando qualcosa che non è per me.
Come il romanticismo, d’altronde.
E se non pulisco casa oggi, non sarò poi così contenta di me quando andrò a letto stasera.
